Le Montagne della Luna

2 Settembre 2008 Nessun commento

Le montagne della Luna

Prosegui la lettura…

Quel che non so scrivere

24 Settembre 2006 1 commento


Quel che non so scrivere.

VELIERI E CORDAMI

27 Febbraio 2006 3 commenti

Velieri e cordami

Ricòrdami, corda che sleghi la bestia nascosta
e che pendi da allora come biscia nell?acqua
come dito puntato verso là, dove chissà, segnando che qui era
a questa bitta era la nave velata che a lungo rimase
crocchiante di legni svagati a guardare orizzonti
senza ciurma, senza stive ricolme, senza vento, posata
sull?acqua come mota d?un porto sabbione in un luogo
che di mare poco sapeva che non voleva sapere, triste
il legno che maestri d?ascia curarono per venti oceanici
a spalmare pomate contro arselle, e acciughe e tappi
di bottiglie formato famiglia affinchè almeno un poco
di dignità mareale fluisse in quelle reni possenti ma deluse
d?un vascello che non chiuse le porte al mondo ma a cui il mondo le chiuse
dandogli quel recapito, quel molo non segnato, quelle assi segate
da falegnami imbelli ed incapaci come sponda
alla sua onda che da Montevideo a Pango Pango era
e non nel fango. Ma così è, per anni, mai una canzone sulla tolda
che belle avventuriere intonano la sera quando il legno
varca poderoso il tropico nel sibilo degli alisei di se
portando il meglio e le lanterne accende agli albatri e a loro da riposo
e agli uomini porta mercanzie e ricchezze di cui è sempre
piena la stiva, che la gente non muoia, che viva.
Ricòrdami, corda che ancora non lasci
il brutto molo, le fasce di plastica fermatubi, i concorsi
del supermercato all?angolo dove guardano con sospetto i marinai
perchè sanno troppo e questa gente non vuole
che si sappia, preferisce il bingo. Ricòrdami quando il vecchio
legno esausto giacerà in qualche laguna pacifica e solo il canto
delle sirene e qualche uccello del paradiso terranno conforto al sonno
del vecchio che ha girato il mondo, mostra, tu che sai dire
dov?è andato. Dì a chi passa: questo non è passato
sempre si fanno navi: molte ungono il porto di liquami
e non terrebbero un giorno in alto mare, altre tacciono affrante
in attesa di partire. Dì a chi passa: è la che devi andare
se la vita la vuoi, se non speri impreciso
che un giorno te la potrai comprare.

5 maggio 1998

Piccolo consiglio spassionato

14 Febbraio 2006 1 commento

Chi passa di qui potrebbe avere qualche sorpresa – come l’ho avuta io – provando a partire dall’inizio del blog. L’archivio. Non sapevo di aver cominciato in quel modo, avevo detto qualcosa, l’ho dimenticato, strada facendo preso dalle incombenze, me lo ritrovo (grazie internet!) intatto.

Mi sono sorpreso, perchè è come se quel che è scritto là fosse stato scritto da qualcun altro. E mi sono incantato a leggere senza pensare che quell’altro ero io.

Chi passa di qui, può dare un occhiata all’inizio. Forse l’inizio e la fine, come lo Yin e lo Yang, si incontrano sempre, per creare il mondo.

E non abbia pudori; si vergogni, sempre, chi pensa male. Gli altri, di che cacchio dovrebbero vergognarsi?

Il sole che ritorna

13 Febbraio 2006 Nessun commento

Nel tempo, il sole che ritorna
sembra dire al tempo: non ci sei

Nel tempo, il mare che mi accoglie
sembra dire: i sogni sono tuoi

Nel mare, che il tempo sa annegare
il sole, quieto, splende già, laggiù

profondo, tanto come in cielo è alto
il sole e profondo com’è, il mare
paiono sognare
eppure sono lì
nostri confini
di eternità
reale.

Ed io fatto bambino a arrabattarmi
per una vita normale. Senza il sole
e senza il mare, alti e profondi
io perdo senso, e mi vergogno avanti
a un verme, a una formica, perchè neanche
più animale, per essere normale
sono permesso di farmi.

E senza nomi avanzo nelle tenebre
di ciechi produttori di menzogna.
Per essere socievole
per non fumare,
per non aver la rogna,
per non morire,
per non sentire,
per non sognare.

Di fronte, e contro
il sole alto nel cielo,
e il mare;
che così, come dovrei diventare
più non mi vogliono
più non mi possono sopportare.

Sirena

29 Gennaio 2006 1 commento

Lucciola, tu, sirena
che vai che vieni
che tieni il bandolo
d’un filo lungo, dai tempi
dei tempi, dei tempi,
sirena, lucciola tu
se non ci fossi, non ci sarei più

Mare

18 Gennaio 2006 3 commenti

Il mare, amica mia che me lo chiedi, mi fa paura e mi tenta ogni volta che lo guardo. Mi fa paura perchè io sono suo, lui non è mio.

Ogni volta che mi immergo, ogni volta che provo a restare per tre o quattro minuti sott’acqua come se fossi nato lì, in quelle profondità inesplorate e ancora da esplorare, temo di perdermi.

Ecco perchè vorrei una compagna, un compagno, per non perdermi.

Tutti ci perderemo, presumibilmente, un giorno; ma forse non sarà perdita, forse sarà trovare. Il senso di quel che abbiamo fatto e siamo, o sentiamo di essere, sarà trovato domani, non si trova tanto facilmente adesso.

Se con qualcuno io potrò condividere il mio amore per il mare, potrei anche provare a perdermi in lui, guardando negli occhi chi mi sostiene e mi sta vicino, fino a quel che è stato detto incredibile.

Essere solo mi pesa, ma essere in compagnia, se la compagnia è l’esercito della salvezza (meglio, molto meglio il convento) meglio di no.

Meglio il convento, e un padre e una grande madre, piuttosto che questo vuoto fatto di tutto che ci dicono essere la vita, oggi, qui. No, non è vita; è soltanto provare a sopravvivere.

Il mare è così grande che il mio piccolo io, terrorizzato, ci si smarrisce. Il mare è dolcezza infinita, calme dure e lunghe come generazioni e generazioni, il mare ti porta un gabbiano che chiama, ogni anno, anno dopo anno, forse è sempre lo stesso? Forse è sempre lui? Il mare non pensa, lascia che tu pensi per lui.

Il mare ti accarezza e ti eccita, ma tu non sei del mare. Eppure ti eccita e ti accarezza, perchè lo fa?

Torno a quella terra che non posso lasciare. Torno a mangiare, torno a bere, torno a camminare.

Ma dentro, in fondo: nostalgia del mare.

Pesci, sul fondo del mare che mi guardavano; mi sono mosso verso di loro, loro non si sono mossi, stavano lì, a guardarmi. Come amici lontani, finalmente ritrovati.

Questo è il mare, questo sono io.

Il lupo di mare.

Anno Nuovo

17 Gennaio 2006 Nessun commento

Arde di gloria la voglia di te
vecchio io sono, ma grande, però
forse sui campi listati di lutto
perdo anche te, perdo anche tutto

Ma sopra i campi dell’universo
io mi ritrovo, io non son perso
là, senza regole a buon mercato
mi sono perso, mi son ritrovato

Là, dove essere non sembra banale
là, dove credere porta a cercare
porte ho trovato da attraversare
che senza chiavi si aprono eguale

Guardo quel mondo, dispero di te,
non riportarmi, indietro, perchè
se torno indietro faccio il soldato
e questo sarebbe un mondo sprecato

Anni, e più anni, per fare una storia
se torno indietro, addio alla memoria
se torno indietro divento un vecchio
che vale quanto un topo in un secchio.

Lunghe, le navi bianche

6 Gennaio 2006 1 commento

Lunghe, le navi bianche, sospettano
mari aperti nel loro
sonno invernale, nei porti
dove dondola il cordame
sottovento, dove cigola
l’àrgano annoiato verso sera;

Lunghe le notti attendono
chiarori d’alba fredda, boreale
un sole tenue, placido, irreale
che le navi, bianche, stupite, dietro i cavi
scricchiolanti d’ormeggio, intirizziti
non sentono quasi;

Ma verrà il sole di luglio
e la prua bianca taglierà di nuovo
l’acqua immensa e vasta ed inquieta
picchiettata d’isole, lampante
di pesci in passo, brillanti, e di delfini;

Verrà il sole di luglio,
torneremo bambini,
incantati a guardare, laggiù, vele
mele lucenti tra le nostre labbra
puntando stelle ed ascoltando il canto
di notti estese, divine, senza vento
mentre si scioglie come neve al sole
tutta la rabbia, tutto l’inverno assente.

Che, finalmente, torna ad esser: niente.

Cancellare tutto, togliermi di mezzo

28 Dicembre 2005 3 commenti

Stavo pensando di cancellare tutto e togliermi di mezzo. Peccato però, perchè, ad un certo punto, mi son detto, ci sono riflessioni ed emozioni che, se andassero perdute, darebbero fiato a chi preferisce pensare, per suo, anche, indubitabile tornaconto, che il mondo sia un alveare di formiche operaie, e che tolta una se ne fa un’altra.

Quindi suppongo seriamente che continuerò a espormi (anche oltre quel che è ragionevole) e reggerò questo blog ancora per il prossimo anno (se poi Tiscali mi manda indietro tutti i contenuti, che possa salvarli e riciclarli, magari passo ad altre blog esperienze, ma senza perdere dati che, tutto sommato, sono preziosi). Tiscali, comunque ha fatto un gran lavoro di conservazione, ed è questo un suo merito, indubitabile.

Vedo donne, vedo uomini; donne timide, femminili, ma che vorrebbero essere grandi e aggressive, solo le nuvole sanno chi ha insegnato questo loro, solo il cielo sa perchè per avvicinarsi a un uomo si deve schiaffeggiarlo, prima. Vedo uomini capaci solo di parlare di quanto cercano una donna, e di cosa sono capaci di fare per mostrare alla donna la coda di pavone, costata anni di sacrifici, e miserabilmente derelitta, ciondolante nel fango, sotto la pioggia, che non riesce più neanche ad alzarsi.

Vedo saggezze che, per ritenersi tali, hanno bisogno di confortarsi con qualche personaggio di successo, o sostenuto tale; saggezze che, di proprio, non hanno niente, quindi sono sagge come le belle verità di una bambino decenne; fantastiche verità, ma non mai provate, solo immaginate.

Vedo la fedeltà, che sembra negletta, che riaffiora là dove uno meno se lo aspetta; riaffiora nella passione comune per estranei di cui non ci importerebbe niente (anche perchè non sapremmo nemmeno che esistono, se non ci fosse il blog) quella passio – cum-passio, che poi sarebbe soffrire insieme, nel pensiero cattolico – e invece è proprio “passio”, andare insieme, anche se perfino, ora, con quelli quasi mai visti; insieme, come esseri vivi, dotati di conoscenza e di saggezza, ora più ora meno, ma in ogni caso sempre di valore, che si cercano, si vogliono conoscere, si vogliono capire, vogliono lavorare insieme, dire, insieme, alle stelle: no! non siamo un relitto delle leggi della termodinamica, siamo noi che abbiamo elaborato le leggi della termodinamica. Siamo noi che non ci sottomettiamo alla natura ciecamente, noi che creiamo l’arte, così una scopata diventa un capolavoro, e un piatto di pasta una poesia, noi, che adesso, ora, con l’anno che viene, continueremo a essere noi.

Ma io spero, di più; più intensamente, in modo meno evanescente, elaborato, meno comprato. Creato, meno subito.

L’unico vantaggio del subire è l’irresponsabilità. Chi subisce non c’entra, gliel’hanno ordinato altri. Chi non subisce c’entra, lo vuole lui/lei.

Spero in un prossimo anno in cui lui/lei (quindi noi, perchè se siamo qui, oggi, è perchè – e disgrazia, a volte bestemmio – lui/lei si sono offerti; senza lui/lei questo sarebbe un pianeta deserto) voglia, desideri, offra, prenda, faccia insomma meno manfrine per fingere di essere qualcosa che non è e non potrà mai essere, se compra il suo essere4 (e non solo cibi e gadgets) al supermercato della porta acccanto.

Alla porta accanto non compriamo, con la porta accanto noi vivamo; o moriamo, ma che almeno questo sia fatto con dignità, arte, perizia, e se è possibile, anche: onore. Parola stupida, parola vecchia, parola forte.

Auguri per il 2006, grandi, morbidi e complicati.

Franco